FATECI CAPIRE...
Partiamo dalle logiche dichiarazioni di Reja: “dopo i vari annunci non capivo perchè continuassero a sparare i petardi, in un momento in cui la squadra stava attuando il suo forcing. I ragazzi mi chiedevano "mister, che succede? Perdiamo a tavolino?“. Pensavamo che l’arbitro volesse chiudere la partita, mi è venuto incontro e ha detto: “Se sento un altro petardo sospendo”. Il mister non riesce a capacitarsi: “Siamo primi, lo stadio era sotto diffida, si sapeva che bastava un petardo per provocare dure sanzioni, continuo a chiedermi perché...?”
E, aggiungiamo noi, perché nove petardi di fila dopo la seconda sospensione da parte dell’arbitro Orsato? E come se qualcuno volesse essere certo del “colpo di grazia”!
Lo stesso DG Marino, triste e avvilito, dopo la gara avrebbe voluto parlare di calcio. E, invece, ancora una volta, il calcio è stato infangato, avvilito, assieme a tutta la stragrande maggioranza dei tifosi sani che hanno sonoramente fischiato la follia di quei “topi di fogna”, che continuano a mortificare un’intera città, non solo nel calcio.
E’ evidente anche agli orbi e ai sordi, che la “missione” era scientifica. E’ da troppo tempo che vengono messi in scena episodi che non hanno alcun senso, se non quello di voler colpire la Società, probabilmente “colpevole” di non voler favorire certi personaggi.
Ma – è arrivato il momento di affermarlo a chiare lettere – molto probabilmente la “responsabilità” è di tutti noi, di quel male antico che si chiama omertà, causa di tutti i dissesti, prima ancora dei criminali stessi. Si, perché di veri e propri criminali si tratta, verso i quali non bisognerebbe avere nessuna pietà. E invece…
Invece, ogni volta lo sdegno, seguito puntualmente dall’amnesia. E’ come se si considerasse il “problema”, come un male inevitabile, facendo quasi attenzione a maneggiarlo, con la speranza che possa, in qualche modo guarire da solo…
Napoli è stufa, Napoli disapprova, Napoli condanna, sicuramente nelle più vere intenzioni, ma, finora, mai realmente nei fatti! Napoli, in realtà, è schiava dei suoi stessi limiti.
Vogliamo, finalmente, dire le cose come stanno senza peli sulla lingua?
Si, perché ogni volta che si prova, con i limiti delle persone oneste, ad affrontare questo genere di problemi, cercando di essere costruttivi e propositivi, si va sistematicamente a sbattere, quando sei fortunato, contro un muro di gomma.
La nostra stessa associazione ha dovuto farne l’amara esperienza.
Cosa pensare, quando poco prima di andare in onda in una trasmissione in cui avresti affrontato il problema violenza, vieni avvicinato da qualcuno che, con amore quasi paterno, ti consiglia garbatamente di non “calcare la mano”, per evitare problemi di sorta?
E che dire quando il vicedirettore di un quotidiano nazionale, dopo una lettera di felicitazioni e complimenti sinceri per una nobile iniziativa, con tanto d’invito a “non mollare”, letteralmente si dissolve quando si tratta di affrontare il cuore del problema?
Oppure quando vedi con i tuoi stessi occhi certi personaggi che sono di casa nel quartier generale del Napoli. Gli stessi personaggi destinatari di certe diffide?
O ancora quando scrivi alle istituzioni, con tutta una serie di proposte e palesemente ti fanno capire che hanno altro di meglio da fare, perché, forse, il problema non è poi così grave?
Non è un muro di gomma questo? E non è omertoso il fatto di conoscere i nomi dei soliti ignoti e non rivelarli mai? E, peggio ancora, di non sbatterli in galera senza pietà?
Pare che la Digos sia entrata in possesso dei filmati registrati dalle 20 telecamere a circuito chiuso del San Paolo. L’obiettivo è individuare al più presto le persone che si sono rese protagoniste del lancio dei petardi. Noi vogliamo ancora sperare che, per l’ennesima volta, tutto non si risolva in una bolla di sapone. Ma, soprattutto, vorremmo finalmente vedere delle pene, pesanti e inflessibili. Perché senza “certezza della pena”, non si va da nessuna parte.
E si badi bene, non ci riferiamo alla oramai probabilissima pena sportiva. Lo abbiamo detto e sostenuto più volte. Tenuto conto della portata del problema, che non vede certamente coinvolta soltanto Napoli, il contorto meccanismo della responsabilità oggettiva, è quanto di più anacronistico e controproducente che ci sia. E’ la vera arma di ricatto in mano a questi insulsi delinquenti. Applicarla, significa da un lato mortificare, ancora una volta, lo sport e i suoi protagonisti sani, decretando nel contempo la vittoria di chi tale sport vuole destabilizzare e dall’altro, mettere la testa sotto la sabbia, alla stregua degli struzzi, perché, in questo modo non si giunge ad alcuna soluzione.
Che ognuno si riappropri del proprio ruolo. Le Istituzioni in prima linea. La Società azzurra non abbia paura di fare nomi e cognomi, se non si vuole diventare sempre più prigionieri dei ricatti. I media non smettano di condannare tali delinquenti, pretendendo, sempre, e a caratteri cubitali, pene esemplari. In altre parole, non si dimentichi dopo qualche giorno. Ma soprattutto, a questo punto, la gente comune, quella che davvero ama Napoli e il calcio, giochi la propria partita che non è quella dell’indifferenza nei fatti, ma della partecipazione collettiva, dell’aggregazione propositiva e volitiva. Non si abbia timore a manifestare concretamente la propria positività. Nessuna paura ad aggregarsi, questa volta per una buona causa, quella di “stanare” e “togliere il posto” ai delinquenti. E, per poterlo fare, è necessario essere uniti. Affinché anche il calcio non muoia. E per offrire, attraverso il calcio, un messaggio di speranza, secondo cui, con la fattiva partecipazione di tutti nel quotidiano, possono essere vinte anche altre battaglie…
Guido Gagliano