NAPOLI BATTUTO IN CASA
Danno, beffa e rabbia dopo il provvedimento della disciplinare. La città e la squadra pagano il conto amaro della squalifica
Non è una sconfitta tecnica. L’imbattibilità casalinga degli uomini di Reja è ancora salva. Il Napoli, invece, è stato battuto dal più insospettabile degli avversari. Una ristretta cerchia di pseudotifosi ha condannato, infatti, il Napoli ad una cocente penalizzazione.
Una giornata a porte chiuse, lontano da Napoli e 5000 euro di ammenda; questa è la decisione del giudice sportivo Gianpaolo Tosel a seguito degli avvenimenti accaduti sabato scorso in Napoli Frosinone. In questi casi non si sa mai da dove partire. Se dai "cervelloni" che hanno lanciato i petardi, o dall'opinione di chi ritiene che il Napoli sia stato penalizzato eccessivamente o da quelli che dicono che questi episodi danneggiano ancor di più la vilipendiata e deturpata immagine della nostra città.
Partiamo con delle precisazioni. Dire che quelle "menti superiori" non sono tifosi del Napoli significherebbe ripetere per l'ennesima volta una ovvia, inevitabile, sacrosanta banalità.
Purtroppo la nostra mentalità, la nostra cultura (e mi riferisco all'intero popolo italiano) presenta tra le sue prerogative negative il "piangersi addosso". Ci si chiede il perchè le forze dell'ordine non controllano gli ingressi; il perchè dei cori ostili nei loro confornti; il perchè si è schiavi di quattro balordi. Queste sono delle semplici divagazioni sul tema.In questo caso esiste un problema. Un problema annoso e irrisolto, ed una domanda che "lubranamente" dovrebbe sorgere spontanea: come si fa a debellare questa piaga?
Secondo me la risoluzione al problema è ascrivibile agli Ultras. Personalmente non credo che un vero ultras, conoscendo gli ideali che guidano (o che quanto meno dovrebbero guidare) lo spirito di questi tifosi, possa macchiarsi di un gesto così stupido e deleterio per la cosa che ama di più: il Napoli. Un coro degli ultras recita più o meno:"Abbandono lavoro, famiglia e ragazza solo per te"; Questo coro esprime amore, attaccamento ai colori, alla maglia, a tutto ciò che è il Napoli. Ecco, o gli ultras sono tutti disoccupati, orfani e scapoli (non credo), o sono ipocriti e cantano solo per adempiere ad uno stereotipato status symbol curvaiolo (non credo neanche a questo) o quelli che buttano i petardi, col campo in diffida, dopo i ripetuti avvisi dello speaker e i rischi di squalifica non sono da considerarsi ultras (cosa che credo).
Io credo che questi soggetti facciano parte di frange minoritarie di tifosi organizzati, che minacciano la società perchè non ottengono il principesco trattamento che era riservato loro in passato.
Il problema è interno allo stadio e va risolto all'interno dello stadio. Non è un problema che riguarda la città;si è approfittato dell'occasione per sparlare ancora di Napoli non considerando che, lanciare qualche petardo non è un episodio di violenza; è solo un gesto che porta a danneggiare la squadra e nient'altro. Un gesto qualificabile o come una pura e semplice cretinata; e la madre dei cretini prolifera non solo all'ombra del vesuvio. Oppure un gesto diretto a minacciare vertici societari "scomodamente" indipendenti (e gente che tenta di tenere per le "palle" qualcuno non esiste solo a Napoli).
Nel contempo è innegabile il ruolo del tifo organizzato, quello puro, quello serio, quello DOC. Non essendo un organizzazione sovversiva, i veri ultras, col "peso politico" che hanno nelle Curve, hanno tutta la forza per isolare coloro che fanno del male al loro Napoli. Non agire in questo caso equivarrebbe ad una tacita ammissione di colpa.
Fabio Piscopo